Adozioni internazionali: aumentano scontri e confusione: penalizzate le famiglie e chi lavora nell’interesse dei minori

Pubblicato il: 16/02/2017

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E’ scaduto da pochi giorni, il 13 febbraio, il mandato della vicepresidente della Commissione adozioni internazionali Silvia Della Monica e degli altri commissari. Ma, in attesa delle nuove scelte, l’immobilismo sul fronte dei rapporti tra Commissione ed Enti continua. Ad essere penalizzati i molti enti che operano con correttezza e che sono più interessati ad essere a servizio dei minori e delle famiglie, invece che ad alzare barricate; ma anche e soprattutto i minori che attendono di avere dei genitori e le famiglie stesse, in alcuni casi sempre più esasperate e costrette a costituirsi in gruppi ed associazioni.

Insomma, una situazione insostenibile per tutti, come hanno segnalato negli ultimi giorni numerosi articoli. Come è noto la plenaria della Cai con i rappresentanti degli enti autorizzati non si è mai incontrata, dopo la prima riunione di insediamento. E le cose non sono cambiate quando nell’estate scorsa Maria Elena Boschi ha assunto la presidenza della Cai al posto di Della Monica, rimasta comunque vicepresidente.

Due i motivi per cui la Commissione non è più stata convocata. Il primo è surreale (o comunque risolvibile senza paralizzare il funzionamento di un ente previsto per legge): la presenza, per statuto, del Forum delle associazioni familiari all’interno della Cai. Ma del Forum fa parte anche l’ente autorizzato Aibi, che si troverebbe così in conflitto di interessi, in quanto controllore (almeno indirettamente) e controllato.

Il secondo motivo è legato alle indagini su un Ente autorizzato dopo l’esplodere di situazioni ancora non chiarite rispetto alle adozioni in Congo. A queste indagini si sono aggiunte denunce presentate da famiglie anche verso un altro ente autorizzato.

Però passano i mesi e le situazioni non si risolvono, anzi incancreniscono. E non ha certo fatto chiarezza il duplice appuntamento della scorsa settimana in Senato, a 48 ore di distanza: il 7 febbraio è stata data la parola alla Della Monica, il 9 febbraio al commissario Cai Simone Pillon, espressione del Forum delle associazioni familiari.

Silvia Della Monica, secondo quanto riportato dalla rivista “Vita”, nel convegno del 7 febbraio ha ribadito e rafforzato quando detto tempo prima in Commissione Giustizia del Senato ed ha fatto presente di essere disponibile a proseguire nel suo lavoro per un ulteriore mandato: “Non è possibile pensare che le adozioni internazionali non debbano essere etiche e pulite e se la Commissione non riesce ad esprimere completamente questo principio significa che non può fare questo lavoro, deve desistere, e noi non vogliamo desistere”, ha esordito la vicepresidente. “Perché allora una struttura che cerca di qualificarsi in questo modo non può fare il proprio lavoro? Non lo può fare perché c’è una situazione che si è stratificata nel tempo, con un sopravvento da parte di alcuni enti rispetto alla funzione pubblica delle adozioni come tutela del minore, con una sostituzione e confusione di ruoli preoccupante”.

Nell’occasione è stata data la parola anche al Comitato di genitori Family for Children.

I cui rappresentanti hanno dichiarato al giornale online Linkiesta: “Siamo schiacciati in una guerra fra bande politiche… Quello che sappiamo», dicono, «è che insieme totalizziamo un milione di euro già pagati agli enti, circa diecimila euro a coppia, ma non sappiamo come li abbiano spesi. Noi chiediamo alla Cai di sapere almeno questo”. Così, l’associazione ha deciso di appellarsi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “rimettere in moto la macchina della Commissione adozioni internazionali”, dicono. “Non apparteniamo a nessuno schieramento politico. La Cai è un organismo statale pagato dai contribuenti. Noi siamo obbligati a rivolgerci agli enti per l’adozione internazionale e la Cai deve garantirne la correttezza, adempiendo ai suoi doveri”.

Un’altra associazione di Famiglia. L’Ufai (Unione famiglie adottive italiane) ha invece segnalato la Cai all’Autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, in relazione ai suoi obblighi di pubblicità e trasparenza, come riporta la rivista “Vita”. “Apprezziamo il lavoro della Commissione Adozioni Internazionali e la sua necessaria indagine sull’operato degli Enti Autorizzati, ma allo stesso tempo riteniamo non sia più ammissibile che l’unico organo preposto al controllo delle adozioni non comunichi di fatto con le famiglie, abbia disattivato da tempo il numero verde, e nonostante le segnalazioni inviate via email, raccomandata e PEC, non abbia dato risposta in merito a problematiche nelle procedura delle famiglie iscritte al Comitato”. Secondo “Vita” le famiglie chiedono l’intervento di Cantone per ottenere che il sito della Commissione, punto di riferimento per le famiglie adottive in procedura sia aggiornato su enti, criticità dei paesi e costi delle procedure. Per Elena Cianflone, la presidente, “non è ammissibile che sul sito siano riportati costi per le procedure fermi al 2012, di conseguenza enormemente più bassi della realtà. Ed è gravissimo che le famiglie non possano verificare se gli Enti siano realmente operativi nei paesi proposti al momento del conferimento del mandato”. Un secondo tema riguarda l’erogazione dei rimborsi alle famiglie adottive, fermi al 2011.


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