La Chiesa presente da 25 anni in Mongolia: il contributo dei Salesiani

Pubblicato il: 15/07/2017

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Quando la Mongolia divenne un paese democratico, nei primi anni ‘90, il governo prese l’iniziativa di chiedere relazioni diplomatiche con la Santa Sede e chiese l’invio di missionari cattolici per lavorare nel paese. Nel 1992 giunsero i primi missionari – tra cui l’attuale Prefetto Apostolico di Ulan Bator, mons. Wenceslao Padilla, Cicm – e nel 2001 arrivarono anche i primi Salesiani. Ora che quindi la Chiesa Cattolica festeggia 25 anni di presenza in Mongolia, don Václav Klement, Consigliere della regione salesiana Asia Est-Oceania, ricorda quanto fatto finora e guarda al futuro della missione nel paese.

Quali sono le origini della presenza salesiana in Mongolia?

Visitai la bellissima Mongolia per la prima volta 20 anni fa: l’allora Rettor Maggiore, don Juan E. Vecchi, mi chiese, in qualità di Ispettore della Corea del Sud, di fare una visita d’esplorazione per discernere se accettare, l’invito del Superiore “Sui Iuris”: due anni dopo la nuova missione della Mongolia venne affidata all’Ispettoria del Vietnam e il primo salesiano vi giunse nel 2001.

Quale ruolo hanno i Salesiani nella Chiesa e nella società mongole oggi?

Il piccolo gregge della Chiesa cattolica in Mongolia conta appena 1 sacerdote locale e circa 1000 fedeli mongoli, insieme con 80 missionari – sacerdoti fidei donum, religiosi, religiose e missionari laici. La Famiglia Salesiana svolge un ruolo abbastanza importante, molto apprezzato da mons. Padilla. Ci sono 11 Salesiani provenienti da 9 nazioni, 6 Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) e 18 Salesiani Cooperatori, tutti locali, insieme a qualche missionario laico, come quest’anno una volontaria dalla Scozia.

La comunità di Ulan Bator si trova nel complesso della cattedrale dei santi Pietro e Paolo. Appena finita la solenne eucaristia del 25 anniversario, lo scorso 9 luglio 2017, le celebrazioni culturali e festose sono proseguite proprio nella palestra della scuola tecnica salesiana.

In questa giovane Chiesa anziani, bambini e ragazzi rappresentano la maggioranza, mentre ci sono poche famiglie al completo. La Pastorale giovanile della Prefettura apostolica è animata da FMA e dai Salesiani SDB, e anche i Salesiani Cooperatori di Darkhan danno il loro contributo.

La semplice “Don Bosco Media” di Darkhan è la unica casa editrice cattolica, che grazie ai traduttori locali pubblica vari sussidi per la catechesi e l’educazione dei giovani, senza contare che in quasi tutte le scuole pubbliche del paese viene distribuita anche una piccola rivista giovanile, intitolata “Don Bosco”.

In totale i Salesiani animano 2 parrocchie, una scuola tecnica, 2 centri giovanili e una casa famiglia, mentre le FMA un asilo, una scuola elementare e un centro giovanile (FMA).

Quali sono le priorità per il futuro della presenza salesiana?

La Delegazione della Mongolia, guidata da don Paul Leung, conta con 2 coadiutori e 9 sacerdoti, per lo più giovani. Tra le priorità c’è soprattutto la formazione degli stessi missionari salesiani: investire nello studio della lingua e far sì che ogni anno almeno un confratello sia disponibile per qualche forma di insegnamento.

Serviranno poi almeno altri 2-3 missionari nei prossimi 6 anni, un maggiore collegamento con le altre Ispettorie, anche per i volontari missionari, investire nella formazione dei laici collaboratori… Dobbiamo stare al passo con la situazione di rapido sviluppo sociale-culturale-economico, tenendo presente che la Mongolia è un luogo di prima evangelizzazione, dove cominciamo la implantatio ecclesiae e il carisma salesiano deve dare il suo contributo.

La Missione in Mongolia offre tantissime sfide ai missionari: un clima estremo, dai –40°C a 40°C tra inverno ed estate – una lingua difficilissima, difficoltà con i visti, situazioni legali ed economiche pesanti. Ci vuole molta fede! (Ans)


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