Pace in Colombia, un altro passo importante: si apre a Quito il negoziato tra Governo ed Esercito di liberazione nazionale

Pubblicato il: 08/02/2017

_94219108_6f69c22b-1fc1-4dc3-935c-89cfcd3625cc

Si è installato ieri, 7 febbraio, a Quito, capitale dell’Ecuador il tavolo dei negoziati tra il Governo colombiano e l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), il gruppo della guerriglia ancora attivo dopo che è stata siglata la pace con le Farc. All’installazione del tavolo ha partecipato, a capo di una delegazione della Conferenza episcopale colombiana (Cec), con un ruolo di accompagnamento nell’attuale fase di dialogo, il vescovo di Tibú, mons. Omar Sánchez Cubillos, che si è detto “speranzoso”. Sono passati più di trecento giorni da quando – a fine marzo 2016 – rappresentanti del Governo e dell’Eln firmarono un primo accordo per dare inizio al dialogo. Durante questi mesi, nei quali non sono mancati passi in avanti e momenti di tensione, la Chiesa colombiana ha ricevuto un’esplicita richiesta di essere presente nel processo di pace. Ad insistere è stato soprattutto l’Eln.

La situazione d’empsse si è risolta la scorsa ssettimana dopo che l’Eln ha liberato, nel dipartimento del Chocó, l’ex parlamentare Odín Sánchez, che ha così potuto abbracciare la sua famiglia dopo dieci mesi di sequestro. A seguire il Governo ha liberato due guerriglieri dell’Eln, Nixon Arsenio Cobos y Leivis Enrique Valero, detenuti nel dipartimento del Santander. Erano queste le condizioni per poter aprire il tavolo di dialogo. Paesi garanti del tavolo di pace saranno Norvegia, Cile, Cuba e Brasile.

Mons. Sánchez, dal sito della Cec, ricorda che la Chiesa ha accettato dopo una profonda riflessione e in seguito a una consultazione con il Governo, con l’obiettivo di accompagnare “un processo che va in aiuto di molte persone nei nostri territori, dato che l’Eln è presente nei luoghi dove noi viviamo”. Per il vescovo di Tibú il ruolo della Chiesa sarà principalmente quello di “essere utili, restando disponibili. Al momento il negoziato è pervaso da tensioni, posizioni radicali, momenti critici. La mia speranza è che riusciamo ad essere un elemento utile o in quest’ambito o per altri aspetti legati all’avanzamento del dialogo”. Mons. Sánchez conclude spiegando di essere speranzoso: “Sappiamo che si tratta di un dialogo difficile, che nei tavoli di negoziato regna la tensione, che i problemi sono complessi”, ma “vogliamo essere utili in modo semplice e se la complessità di questo tavolo chiederà i nostri buoni uffici, di buon grado ci faremo carico di questo compito, perché si tratta di aiutare il Paese a passare nella sponda della pace”.

Prosegue intanto a tappe forzate il processo di pace che vede protagonista l’ex guerriglia delle Farc, i cui membri sono ormai giunti in gran parte nei 26 centri di raggruppamento allestiti in varie zone del Paese per un periodo di disarmo e preparazione al reinserimento sociale. Molti ormai ex guerriglieri hanno vissuto infatti in clandestinità, spesso in mezzo alla foresta, per gran parte della loro vita.

Tutto ciò accade mentre a Bogotá si è svolto il “Vertice dei premi Nobel per la Pace”, con un omaggio alle vittime del conflitto colombiano. Nell’occasione è giunto ai convegnisti un messaggio di Papa Francesco, il quale “esorta a promuovere la comprensione e il dialogo tra i popoli” e in particolare “confida che gli sforzi della Colombia per gettare ponti di pace e riconciliazione possano ispirare tutte le comunità a superare la divisione” e che le vittime della violenza “siano capaci di resistere alla tentazione della vendetta e si convertano in operatori di pace”.


Tags: , , , , ,

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi