“Sfrutta tropicale”, campagna per i diritti dei lavoratori del Sudamerica, ha fatto tappa anche in Italia

Pubblicato il: 01/03/2017

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Ventotto organizzazioni provenienti da America Latina, Caraibi, Europa e Stati Uniti radunate a Bologna da MakeFruitFair!, la campagna europea per fermare lo sfruttamento dei lavoratori delle piantagioni di frutta tropicale, per chiedere alla multinazionale giapponese Sumitomo di ascoltare le richieste dei lavoratori (inclusi gli stagionali) nelle piantagioni di ananas, banane e meloni in Sudamerica, vittime di continue violazioni dei propri diritti soprattutto in Costa Rica e Honduras. Sumitomo che, alla fine dello scorso anno, ha comprato Fyffes, il maggiore importatore di banane in Europa: l’iniziativa, infatti, è legata alla campagna “Freedom & Fairness for Fyffes Workers”, libertà e onestà per i lavoratori di Fyffes. “Nelle ultime settimane 65 lavoratori dedicati alla sicurezza sono stati licenziati perché Fyffes ha deciso di esternalizzare le operazioni di sicurezza – spiegano le 19 organizzazioni sparse in tutto il mondo che hanno dato vita alla campagna, tra cui la bolognese Gvc –. Così facendo, Fyffes abdica completamente alle proprie responsabilità di garante dei diritti dei propri dipendenti”.

La campagna è riassunta in una lettera indirizzata a Fyffes, Unione europea, governi e industria alimentare: “Chiediamo che gli azionisti e i dirigenti responsabili di Fyffes consentano a tutti i lavoratori lungo la catena di approvvigionamento di potersi iscrivere al sindacato e partecipare alla contrattazione collettiva in modo da garantire i loro diritti, incluso il diritto ad un salario di sussistenza”. Nella lettera, le ong ricordano che Fyffes ha costantemente rifiutato di riconoscere o di contrattare con i sindacati nei casi di Anexo (piantagioni di ananas in Costa Rica) e di Suragroh (produttrice di meloni in Honduras). “Chiediamo che Fyffes assicuri che nelle piantagioni cessino le discriminazioni nei confronti dei membri di sindacato, siano riconosciuti i sindacati e coinvolti nella contrattazione collettiva”.

MakeFruitFair denuncia anche salari e contributi non pagati ed esposizione a pesticidi nocivi. Senza tralasciare che sono gli stessi lavoratori che devono procurarsi gli strumenti: zappe, scarpe, machete. Racconta Maria Gomez, 65 anni di cui 30 da supervisore dell’honduregna Melon Export: “Non mi hanno mai pagato i contributi. Così, adesso, dopo una vita nelle piantagioni, per sopravvivere devo cercarmi un nuovo lavoro”. Le fa eco Iris Munguia, coordinatrice di Colsiba, il sindacato latinoamericano dei lavoratori agro-industriali: “Fyffes in Honduras non ha mai rispettato i diritti delle donne: la maggior parte delle lavoratrici non ha nemmeno 26 anni. Nessuna ha un’assicurazione, né riceve contributi”.

Sumitomo possiede anche Sumifru, una società sussidiaria che produce banane: 30 mila lavoratori filippini (dopo l’Ecuador, le Filippine sono il più grande Paese esportatore di banane) e tante piantagioni: la più grande (10 mila ettari) sorge nei pressi di Davao City, isola di Mindanao. Copre il 30 per cento del mercato giapponese delle banane. “Sumifru ha una pessima reputazione – scrivono le ong –. Cattive condizioni di lavoro e tanti problemi di salute, anche gravi, che vanno dall’infertilità alla morte”. Come raccontato nel video realizzato da Radio Nuova Zelanda, Sumifru possiede ‘anticorpi’ impegnati nella repressione di piccoli coltivatori e sindacati impegnati nella denuncia delle violazioni perpetrate dalla compagnia: imboscate in passamontagna, violenze, proiettili sono le loro armi di dissuasione. Come dice Gabriela Rosazza del Forum internazionale dei diritti dei lavoratori, “questa non è che l’ennesima dimostrazione di quanto a tutte queste compagnie non interessino minimamente i naturali e inalienabili diritti dei loro dipendenti”. (Ambra Notari – Redattore Sociale)


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