Abolizione Tribunali dei Minorenni: il no dei giudici per la famiglia

Pubblicato il: 22/04/2016

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“C’è chi ci accusa di voler difendere il nostro status quo. Non è così: siamo stati i primi a proporre un cambiamento, ma quel cambiamento deve darci garanzie, a partire dall’autonomia”: Francesco Micela, presidente dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (Aimmf), magistrato del Tribunale dei Minori di Palermo, parte da qui per commentare il disegno di legge 2953 Delega al governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile, che prevede – tra le altre cose – la soppressione dei Tribunali per i minorenni e l’introduzione di sezioni specializzate presso i Tribunali ordinari. “Faccio un esempio: il processo minorile non è regolamentato dalla legge, e ogni tribunale ha una propria prassi. Siamo stati noi a proporre alla Camera – e la Camera ha recepito – una regolamentazione uguale per tutti. Detto ciò, chiediamo venga garantito un settore fondamentale nel Paese, considerati anche i tagli ai servizi sociali che hanno peggiorato la condizione dei minorenni in sofferenza. Senza contare il peso dell’immigrazione di giovani e giovanissimi spesso in situazioni di fragilità: pensare di indebolire la specializzazione dell’intervento è miope. Perché poi, di fronte a una rigorosa analisi economica, si vedono emergere costi inaspettati. Tanto per dirne uno, se la procura non fa bene il suo lavoro, il numero dei procedimenti a carico dello Stato incrementerà naturalmente”.

 

I Tribunali per i minorenni

Micela parte ricordando l’esigenza che ispira il disegno di legge: evitare la frammentazione e accentrare in uno stesso ufficio giudiziario le competenze in materia di minorenni e di famiglia. “Si tratta di un’esigenza che deriva dalle incertezze e dalla possibile sovrapposizione degli ambiti di competenza dei due uffici: oggi, quando è in corso una separazione, la linea di confine fra le competenze dei due uffici è tracciata da una norma incomprensibile, di cui tutti auspicano la modifica”. Ma procedere all’unificazione delle due competenze, realizzando un solo ufficio che si occupi della giustizia familiare e di quella minorile, secondo Micela è un’operazione tutt’altro che semplice, “e richiede la massima cura per evitare di costruire un sistema inadeguato a tutelare valori costituzionali fondamentali”. Il presidente evidenzia un altro concetto: i Tribunali per i minorenni si occupano sia del profilo penale sia di quello civile. Per quello che riguarda il profilo penale, si tratta di un percorso rieducativo, di riparazione, molto diverso da quello repressivo previsto invece per gli adulti. “La proposta del disegno di legge è che l’ufficio giudicante sia sostituito da una sezione specializzata presso il tribunale ordinario: ciò comporterebbe una perdita di autonomia. Per fortuna i giudici non potrebbero comunque essere distolti, andrebbero avanti, cioè, a occuparsi solo di minorenni, ma i locali e la cancelleria cambierebbero, lasciando di fatto ogni decisione al Presidente del Tribunale ordinario”. Micela fa un esempio: se in una stanza di un tribunale ordinario ci sono 4 giudici chiamati a intervenire ognuno sul proprio procedimento, com’è possibile che l’analisi di un bambino o di un adolescente abbia luogo in quegli stessi spazi? “Il momento dell’ascolto del minorenne è fondamentale, centrale. Com’è possibile portarlo avanti in mezzo alla confusione ad altre voci? Il caos si rifletterebbe sul bambino”.

 

L’Ufficio di Procura per i minorenni

“Per le procure minorili la situazione è ancora peggiore: non avranno più l’esclusività delle funzioni, ma dovranno svolgere sia le funzioni minorili sia quelle ordinarie. Il problema è che si tratta di due mondi agli antipodi”. Micela sottolinea come ci sia tutto un ambito di lavoro delle procure minorili sconosciuto ai più: è quello che riguarda il loro ruolo da filtro tra le segnalazioni che arrivano da servizi sociali, scuole, ospedali e l’avvio del procedimento. “Le procura, rapportandosi con i servizi e le famiglie riescono a fare archiviare un enorme numero di segnalazioni, evitando di avviare l’iter. Cosa succederebbe se smettessero? I procedimenti pendenti aumenterebbero: più spese e tempi ancora più lunghi”.

 

La proposta di Aimmf

“L’unica alternativa alla costituzione di una vera e propria sezione all’interno della procura ordinaria è quella di mantenere, almeno la procura minorile, come ufficio autonomo con una più ampia definizione dei suoi compiti istituzionali – spiega Micela –. Quanto ai tribunali, bocciamo l’idea di sezioni specializzate a favore di uffici autonomi specializzati, all’interno dei quali ben potrebbe realizzarsi ogni opportuno intervento di razionalizzazione delle risorse. Non capiamo davvero perché si tenti di costringere il settore della giurisdizione familiare e minorile nell’angusto spazio di ‘sezioni’ e di ‘gruppi di lavoro’. La nostra impressione è che tutto ciò sia funzionale al tentativo di ripianare carenze di risorse degli uffici per gli adulti a sacrificio della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza”.

“La mia impressione – spiega Elena Buccoliero, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Bologna e consigliere di Aimmf – è che questa riforma sia stata frettolosa. In un paio d’anni ha già cambiato faccia più volte, sembra mancare una visione di fondo. Ma essendo la materia così delicata, forse sarebbe meglio fermarsi un attimo e ascoltare chi questo lavoro lo fa”. L’aspetto più eclatante, come spiega Buccoliero, è che “mentre l’Unione europea chiede agli Stati membri di avvicinare la loro giustizia minorile al modello dell’Italia, noi la cambiamo”. (Redattore Sociale)


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