Autorità garante: ecco le dieci criticità per l’infanzia e l’adolescenza

Pubblicato il: 21/06/2018

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“Investire sull’infanzia e l’adolescenza significa investire sul presente e sul futuro del Paese”. È quanto scrive Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza nella Relazione al Parlamento sull’attività del 2017 presentata lo scorso 13 giugno nella sala Koch di Palazzo Madama.
In oltre 200 pagine, sono riassunte le iniziative svolte sul piano nazionale e internazionale dell’Autorità a tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nella convinzione che, come ha sottolineato Albano, “i diritti o sono di tutti o non sono di nessuno”.

Diversi i fronti sui quali la garante ha svolto nell’ultimo anno un ascolto “istituzionale” con un impegno che l’ha vista visitare 28 strutture di prima e seconda accoglienza per minori stranieri non accompagnati e i ragazzi ristretti in istituti penali minorili. Oltre 8.000 sono stati i bambini e i ragazzi coinvolti nei progetti promossi dall’Autorità garante nell’anno scolastico 2017/2018, attraverso la partecipazione di circa 80 scuole di tutto il territorio nazionale. E poi 20 giornate di formazione in 5 corsi per aspiranti tutori volontari di minori stranieri non accompagnati (realizzati in Abruzzo, Toscana e Sardegna tra ottobre e dicembre), oltre a convegni, giornate di studio, riunioni e tavoli tecnici. Si è trattato – ha spiegato Albano – di un’attività volta ad “intercettare le richieste e i bisogni di bambini e ragazzi, tradurli in diritti e individuare le modalità per renderli esigibili, portando le istanze delle persone di minore età davanti alle istituzioni”. “L’obiettivo – ha proseguito –  è realizzare il principio di uguaglianza di tutti i bambini e ragazzi presenti a qualsiasi titolo in Italia e l’ascolto istituzionale rappresenta la modalità attraverso la quale questi diritti possono essere garantiti”.

Dieci criticità, dieci proposte

Come detto, sono diversi i settori su cui l’Autorità garante ha concentrato la propria attenzione.

Ad iniziare dai minori stranieri non accompagnati che, oggi, per il 42% sono in Sicilia. “Questo, in radice, mina e rischia di comportare il fallimento dell’intero sistema di accoglienza”, ha ammonito Albano. Da qui la proposta di “distribuire uniformemente sul territorio i minori stranieri non accompagnati”.

Inoltre vanno sostenuti gli oltre 4mila cittadini che hanno risposto all’appello lanciato dall’Autorità di garanzia e che si sono dichiarati disponibili a diventare tutori volontari, cioè “una guida, un punto di riferimento per ragazzi e bambini che hanno attraversato il mare e il deserto, sono soli in Italia e devono essere guidati ad affrontare la normalità in un Paese complesso come il nostro”.

Un’altra questione riguarda l’emergenza educativa. “Riteniamo che la mediazione – ha osservato la Garante – sia veramente l’arte per gestire la conflittualità, per sviluppare la cultura del rispetto nei confronti dell’altro, per eliminare alla radice ogni forma di aggressività”.

“Per combattere e prevenire il bullismo e il cyberbullismo – ha proseguito – ho proposto che venga introdotta la mediazione come materia scolastica obbligatoria. L’ora di mediazione e di ascolto nelle scuole come strumento per impedire in radice ogni forma di violenza”.

A tal proposito, Albano ha evidenziato che non bisogna “dimenticare mai le tante vittime innocenti di atti di aggressione compiuti attraverso la rete e gli autori delle condotte aggressive”. “Anch’essi – ha osservato – sono nella maggior parte dei casi persone di minore età e devono essere destinatari di interventi di educazione e responsabilizzazione, non solo di interventi di carattere repressivo”.

C’è poi bisogno di “attivare una regia contro le povertà minorili che crescono”.

Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istat, la povertà assoluta è passata in un anno dal 18,3% al 26,8% proprio tra queste famiglie, coinvolgendo quasi 138mila famiglie e più di 814mila persone. Essa aumenta anche tra i minori, passando da 10,9% a 12,5%: “Si tratta di un milione e 292mila under 18, un numero enorme”, ha rilevato la Garante.

Tra le 10 proposte anche quella di “un sistema autoalimentato di rilevazione dei dati in grado di fornire una fotografia completa di tutte le forme di violenza ai danni dell’infanzia e dell’adolescenza”. Per “prevenire e contrastare le violenze sui minorenni”, secondo Albano, “solo la conoscenza del fenomeno sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo consentirà interventi mirati di prevenzione e contrasto nonché più efficaci azioni di assistenza e sostegno dei minorenni maltrattati”.

Albano si è detta “consapevole del fatto che quando si parla di violenza ai danni dell’infanzia tanto è il sommerso”. “Per far emergere il sommerso – ha proseguito – occorre un’attività di sensibilizzazione che deve coinvolgere anche i bambini”.

“Tra le lacune perduranti nel sistema di protezione dell’infanzia c’è anche la mancata individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei minorenni”, ha ricordato poi la Garante, lanciando un appello: “Concentriamoci quantomeno sulla fascia 0-6 anni, quella in cui è più facile azzerare le differenze. Pensiamo ad asilo nido gratuiti in tutto il territorio nazionale”.

I diritti vanno garantiti anche ai 21mila e 35 tra bambini e ragazzi che vivono fuori famiglia di origine, nelle strutture di accoglienza in tutto il territorio nazionale. Per loro sono state elaborate “le prime linee guida – ha notato Albano – per garantire la continuità negli studi a chi non ha avuto la fortuna di vivere una continuità nella vita familiare”.

Agevolano l’iscrizione in corso d’anno, la scelta delle classi e i trasferimenti di alunni e alunne in affido familiare o in comunità.

Altre criticità riguardano i figli di genitori separati, per i quali l’Autorità sostiene i “gruppi di parola”, un mezzo “per aiutare i bambini e i ragazzi che stanno vivendo la difficile fase di transizione rappresentata dalla separazione dei genitori a condividere il vissuto” perché così “possono parlare, condividere pensieri ed emozioni”. Realizzati con il supporto e la collaborazione dell’Università Cattolica e dell’Istituto Toniolo, “stanno funzionando e – la richiesta della Garante – chiediamo diventino una misura strutturale da inserire nel Piano nazionale infanzia e nel Piano nazionale famiglia”.

Nella relazione è evidenziata anche la necessità di “mettere al centro il bambino e il ragazzo” nei casi di affido familiare, dando “continuità al suo mondo di affetti perché la vita affettiva è unica, a maggior ragione per i bambini”.
Non manca poi una denuncia per quanto riguarda la situazione degli adolescenti con problemi di salute mentale: “Mancano i posti letto nei reparti di neuropsichiatria infantile; è emersa l’assenza di diagnosi tempestive e prese in carico precoci, e il bisogno di continuità tra terapie residenziali e territoriali, tra minore e maggiore età”.
E “c’è da colmare una lacuna, quella dell’introduzione di un ordinamento penitenziario minorile”. (Alberto Baviera, agenzia Sir)


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