IL DIFFICILE RAPPORTO CON LA TERRA D’ORIGINE

Pubblicato il: 06/07/2015

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Le nostre famiglie raccontano

IL DIFFICILE RAPPORTO CON LA TERRA D’ORIGINE

“Mamma, dove siamo?”, così mi chiede la mia piccola Angie di otto anni adottata dalla Colombia. É smarrita e frastornata, mentre accanto a lei un nutrito gruppo di persone fa festa e balla a ritmo di salsa e cumbia.

Immediatamente io e mio marito capiamo che non è stata una buona idea, quella di portare Angie e Juan Pablo (il fratello di due anni più grande) a una festa che vede la massiccia presenza di latino-americani, organizzata nel paese dove abitiamo. Qualche giorno prima avevamo ricevuto l’invito da una coppia dell’Ecuador, che frequenta l’oratorio della parrocchia. All’inizio Juan Pablo ed Angie si erano detti contenti di andare ad una festa dove avrebbero potuto incontrare persone della loro terra… E l’invito era stato accettato.

Arrivati alla festa, però l’iniziale curiosità ed entusiasmo si sono trasformati in disagio. Intanto, era da un bel pezzo che i nostri bimbi non vedevano così tante persone originarie del loro continente tutte assieme. In tanti, poi, sia ragazzi che adulti, cercano di “attaccare bottone” con Angie e Juan Pablo. In spagnolo, naturalmente. Solo che i due bambini lo spagnolo se lo sono già scordato, non lo parlano più e fanno perfino fatica a capirlo. E poi, quando sono invitati a ballare le “loro” musiche vergognano, si stringono a noi. E, ancora, mangiano poco della carne asada, del platano fritto e delle arepas di mais che fanno bella mostra sui tavoli…

Insomma, un bel terremoto emotivo, tanto che la piccola quasi non capisce più in che paese si trova, mentre il più grande – che della Colombia ha ricordi più nitidi – vive la situazione con disagio e sofferenza. Un po’ è attratto da quel mondo che gli era appartenuto e dal quale con fatica ha iniziato a staccarsi, ma dall’altra parte fatica a gestire la situazione.

Eppure, ragioniamo tra noi, non sono passati tanti giorni da quando i nostri figli hanno espresso il desiderio di rivedere la Colombia. Al supermercato quando passano al banco della frutta, chiedono sempre di comprare un mango, un cocco o dei platani. Qualche settimana prima, davanti alla tivù, hanno esultato per la vittoria di un ciclista colombiano in una tappa del Giro d’Italia. Anche se ormai l’idolo di Juan Pablo è, senza ombra di dubbio, Balotelli.

Insomma, quello con il rapporto con il Paese d’origine – capiamo ben presto – è complesso. Va gestito con equilibrio, senza idealismi, rigidità e forzature. Lasciando ai figli la libertà di sentirsi “ancora” colombiani, ma soprattutto senza dimenticare che loro sono oggi chiamati ad essere “pienamente” italiani.


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