In vino veritas: calici levati per una buona cultura dell’adozione

Pubblicato il: 21/11/2019

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Si è da poco concluso il ciclo di incontri “In vino veritas” in cui abbiamo dato spazio alle peculiarità e alle sfumature che ritroviamo nei calici e all’interno delle famiglie.
Abbiamo raccontato storie di vini e storie di adozione, rintracciando nel carattere o nella personalità del vino quei tratti che accomunano molti vissuti di figli e genitori adottivi.
Protagoniste sono state le famiglie adottive, le più titolate a parlare di adozione, seppure sempre accompagnate da esperti per inquadrare le loro narrazioni in una cornice di senso più ampia.
Abbiamo cercato di esplorare le diverse sfaccettature che, come nel vino, emergono e si rintracciano come un fil rouge in storie adottive diverse.
Abbiamo iniziato con un appuntamento dedicato alle bollicine: degustando il vino spumante Brut della Cantina Demarie, abbiamo fatto una riflessione sulla gestione della rabbia nelle dinamiche genitori-figli, accompagnati da Antonella Castagno, insegnante e formatrice esperta di processi relazionali, e da Roopa Bea, adottiva di origini indiane, che ha condiviso la sua esperienza, sottolineando l’importanza di non soffocare la rabbia, piuttosto di accettare che emerga, imparando a controllarla.
Nell’incontro dedicato ai vini eroici abbiamo scoperto il vino Roero Riserva della Cantina Demarie, che ha saputo crescere in un terreno particolarmente difficile, e l’Erbaluce di Caluso della Cantina Favaro Le Chiusure che ha resistito all’oblio, entrambi grazie alla dedizione di chi si è preso cura di quei vitigni. Eroici come i vini cresciuti nei terreni più impervi grazie alla cura di vignaioli coraggiosi lo sono anche figli e genitori adottivi, capaci di mettere in atto strategie improntate alla resilienza. In dialogo con la giornalista Marina Lomunno, Manuel Antonio Bragonzi, adottivo di origini cilene, autore insieme a Marcello Foa di “Il bambino invisibile”, ha raccontato la sua storia eroica cominciata nel Cile della dittatura Pinochet, continuata in un bosco dove all’età di cinque anni ha scelto di vivere da solo e approdata tre anni dopo in Italia nel calore di una famiglia adottiva.
Il terzo appuntamento ci ha portati lontano: assaporando il vino passito della Cantina Ca’ Richeta, abbiamo ascoltato storie di ritorno alle origini che lasciano dolce il palato. Naseem Campana, adottivo di origine indiana, e Cinzia Fabrocini, psico-pedagogista e madre adottiva, hanno condiviso le loro esperienze di viaggio alle origini e di incontro con le famiglie di nascita.
Abbiamo continuato a parlare di riscoperta del legame con le origini anche nell’incontro successivo, degustando il Syrah Rossomeraviglia della Cantina Favaro Le Chiusure, nato in Medioriente ma capace di dar frutti anche in terre lontane, in Italia, se si è capaci di scegliere il terreno più adatto e di averne cura. Flor Greco, adottiva di origini guatemalteche, e Sara Anceschi, adottiva di origini brasiliane, hanno parlato dell’identità doppia di chi come loro ha radici mobili e di come la consapevolezza identitaria sia cresciuta e germogliata anche attraverso l’esperienza della maternità.
Infine, a chiusura del ciclo di incontri, abbiamo dedicato un appuntamento agli aceti preziosi, affidati alla custodia della Cantina Demarie, a testimonianza del fatto che anche una “sconfitta” può dare risultati straordinari. Protagonisti sono stati gli adottati adulti del gruppo autogestito AAA che con grande coraggio ed estrema delicatezza hanno saputo raccontare che attraverso la crisi e talvolta su un fallimento è possibile costruire un’esperienza nuova. A raccogliere le loro narrazioni intense e toccanti e a inserirle in una cornice più ampia è stata Marta Casonato, psicologa specializzata nell’area della genitorialità e dei minori. Le loro storie sono come quella dell’aceto, non “un vino andato a male”, ma un prodotto diverso, trasformato ed estremamente prezioso.


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