LA NOSTRA STORIA

Pubblicato il: 06/07/2015

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La storia di uno dei nostri soci fondatori, verso la metà gli anni Settanta…per la legge, l’adozione internazionale non esisteva ancora.

“Eccoci qua: marito e moglie da qualche anno, un bel lavoro, una bella casa, ci sentiamo sereni e felici. Sempre più spesso ci sembra che questa casa sia troppo grande per noi due, che il tempo libero che abbiamo sia troppo per dedicarlo solo a noi stessi, che in tutto il nostro “star bene” ci sia posto per qualcun’altro. E sentiamo che non è necessario che questo “qualcun’altro” sia fisicamente generato da noi. Ci siamo informati sull’adozione al Tribunale, attualmente i tempi sono lunghissimi.

Di qui in poi la nostra storia è costellata dai “per caso”. Un mattino, per puro caso, incontriamo un’amica che dirige l’ufficio dell’Alitalia di Torino e che si sta occupando del biglietto aereo di una bambina indiana che doveva arrivare a Torino. La conversazione imprevedibilmente vira sul nostro desiderio di adottare un bambino. “Non avete mai pensato all’adozione internazionale? Chi ne sa di più è Padre Baracca, un sacerdote salesiano che sta a Valdocco”, ci dice. La salutiamo e ci precipitiamo a Valdocco. Siamo fortunati, Don Baracca è in casa, ma sta per partire per l’India. Ci riceve così, senza preavviso. Ci ascolta: chissà che idea si fa di noi due che, strozzati dall’emozione, ci impappiniamo ogni due minuti. Don Baracca premette subito che i Salesiani non si interessano di adozioni, che lavorano per dare un futuro ai ragazzi là dove sono nati, che le Missioni, dovendosi occupare quotidianamente delle migliaia di persone che frequentano le loro scuole, i loro dispensari, le loro parrocchie, non possono star dietro alle vicissitudini di una singola coppia. Ci congediamo dopo avergli lasciato i nostri recapiti, in bilico tra la speranza e la delusione.

Se fosse ancora vivo, sarebbe Don Baracca a raccontarvi la serie di coincidenze che ci portò ad incontrare nostra figlia. Dopo aver visitato molte case salesiane, Don Baracca arrivò a Madras (ora Chennai) e incontrò il direttore del Don Bosco Beatitudes. Mentre passeggiavano in cortile, Don Baracca letteralmente inciampò in una bambina che stava attraversando di corsa il cortile. “Che bella bambina!” esclamò don Baracca. Il Direttore disse che era una bambina dolcissima, ma davvero sfortunata: in rapida successione aveva perso entrambi i genitori nel lebbrosario del Don Bosco Beatitudes. Era una piccola coraggiosa e piena di vita, ma sentiva terribilmente la mancanza della mamma e del papà e aveva un gran bisogno di affetto. Tutti al centro le volevano bene, ma non era come avere una vera famiglia. A Don Baracca si accese una lampadina: dalle nebbie della memoria riemersero le nostre facce. “Forse possiamo fare qualcosa”, disse. Il Direttore raccontò che un’importante avvocato di Madras, colpita dall’attività del centro, aveva offerto il suo aiuto a titolo gratuito per qualsiasi questione di tipo legale. Decise così di contattarla. Don Baracca ci scrisse quella sera stessa e l’indomani spedì la lettera. 

La lettera fece il giro del globo perché arrivò nella nostra buca delle lettere mesi e mesi dopo, per la precisione il 31 gennaio: guarda caso, la festa di S. Giovanni Bosco. Si scatenò una specie di delirio: a tanti anni di distanza, ricordo solo che facemmo ogni tipo di documento possibile ed immaginabile, più e più volte; non c’erano leggi certe e né giurisprudenza consolidata, né in Italia, né in India. Ovviamente tutto andava tradotto in inglese e portato di persona a Roma per essere vistato dall’Ambasciata Indiana. Un giorno ci prendemmo la briga di pesare il prodotto delle nostre fatiche burocratiche: 20 chilogrammi, molti di più della nostra bambina!

Volammo a Madras più di una volta: la sentenza sembrava sempre dietro l’angolo e invece il nostro caso non passava mai. Ad ogni ritorno lasciavamo in India un pezzo di cuore e una bimba sempre più triste ed arrabbiata..

Quando finalmente la sentenza della Corte di Madras venne depositata, io e mia moglie ci demmo il cambio in albergo vicino al telefono per non perdere la chiamata con cui il Ministero degli Esteri da Roma ci avrebbe comunicato che il visto d’ingresso per la bambina era stato rilasciato.

Questi anni per noi sono passati in un lampo, anche se non sono mancate le difficoltà.

Ogni famiglia fa storia ma c’è una cosa che vorremmo dirvi: tutto l’affetto che pensavamo di poter donare a nostra figlia è un granello di sabbia in confronto all’amore che ha portato nella nostra vita, alla gioia che ci ha dato accettandoci come suoi genitori. 

Noi non sappiamo con esattezza quanti bambini abbiano seguito “quella” prima bambina, grazie all’impegno con cui Don Baracca, veramente infaticabile, e un primo gruppo di famiglie adottive si dedicò alla creazione dell’Associazione Amici di Don Bosco.


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