Benin: l’impegno delle missionarie Salesiane per i bambini vittime dello sfruttamento, per “accendere la luce della speranza nelle loro vite”

Pubblicato il: 23/08/2019

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“In Benin i bambini che vivono per strada contano quasi niente, sebbene siano stati approvati importanti documenti a tutela dell’infanzia. La loro vita è a rischio tutti i giorni: noi cerchiamo di offrirgli una protezione, attraverso il nostro sistema di educazione preventiva”: a riferirlo all’Agenzia Fides è suor Ana Victoria Ulate, missionaria salesiana, da 25 anni in prima linea contro la piaga del lavoro minorile nel Paese africano. Dal 1992, infatti, le suore salesiane dell’Istituto Figlie di S. Maria Ausiliatrice (FMA), sono impegnate in Benin a una rete di cura il cui obiettivo è strappare dallo sfruttamento centinaia di bambini: “noi, ci dedichiamo a una capillare opera di sensibilizzazione, andando a parlare in chiese e moschee, e a Cotonou abbiamo aperto centri di accoglienza e formazione”, spiega.
Secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), nel Benin, dove vivono 9 milioni di abitanti, dei quali quasi la metà sono minori di 18 anni, il 68% dei piccoli tra 5 e 17 anni lavorano, una percentuale che raggiunge il 66% tra i 5 e 14 anni, cioè nella fascia di età della scuola dell’obbligo. “Centinaia di piccoli – racconta la missionaria – durante il giorno vivono a Dantokpa, l’enorme mercato aperto di Cotonou”. “Tra i motivi che spingono questi bambini a vivere per strada, vi sono soprattutto problemi familiari, come la povertà o la separazione dei genitori, altri subiscono maltrattamenti”, aggiunge.
Alla questione del lavoro minorile, si aggiunge il fenomeno dei bambini vittime della tratta: “in molti vengono “ceduti” dai rispettivi genitori con l’illusione di ricevere un’istruzione o aspirare a un futuro migliore, ma finiscono spesso per fare lavori faticosi”, riferisce la salesiana. Si tratta di un vero e proprio commercio gestito da trafficanti, i cosiddetti ‘vidomegons’: “questi individui si fanno affidare i piccoli per poi cederli a famiglie che, invece di mandarli a scuola, li sfruttano e li maltrattano”, afferma.
Per la cura e la protezione dei minori, le suore hanno fondato una casa che dà ospitalità a 70-80 bambine e ragazze dai 6 ai 16 anni: “Qui le bambine – dice suor Victoria – seguono corsi di alfabetizzazione, giocano, imparano a fare qualche lavoretto. In genere restano 2-3 mesi, periodo durante il quale i nostri assistenti sociali svolgono un’inchiesta cercando di rintracciare i genitori e verificare se è possibile il reinserimento in famiglia. In questi anni ci siamo presi cura di oltre 3.000 bambine”.
Oltre a questo centro e a una Casa della speranza, le suore hanno avviato altre opere: una grande scuola con oltre 1.000 allievi, cui si sono aggiunte una scuola primaria “accelerata” destinata a bambini che non hanno mai ricevuto istruzione, e asili per piccoli dai 3 ai 5 anni. “Fermare questo traffico non è impresa facile”, osserva in conclusione suor Victoria, “per combattere il problema dello sfruttamento e della tratta, lavoriamo a stretto contatto con psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti: fra noi c’è grande collaborazione, ci impegniamo tutti con grande dedizione, fedeli ai principi della pedagogia salesiana per riaccendere in questi bambini la luce della speranza”. (Fides)


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