Stop alla tratta, srdicamento e migrazioni: una mostra e un concerto al Valdocco

Pubblicato il: 21/11/2019

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L’iniziativa intende accompagnare con la musica la meditazione sul dramma della tratta di esseri umani che la mostra Exodus sta suscitando nei visitatori con i teleri di Safet Zec.

Si esibiranno il maestro Maurizio Palazzo, organista titolare della Basilica, e il solista di tuba Gianmario Strappati, ambasciatore di Missioni Don Bosco per la musica nel mondo.

Nel corso del concerto, che si aprirà con un saluto del presidente di Missioni Don Bosco Giampietro Pettenon, proporranno alcune riflessioni il teologo don Cristian Besso e il rettore della Basilica don Guido Errico.

Inaugurata il 24 ottobre scorso con una meditazione del monaco Enzo Bianchi di Bose, la mostra, aperta fino al 20 dicembre, sta raccogliendo anche a Torino (dopo Venezia e Roma) grandi apprezzamenti. Nel contesto riflessivo della Basilica mariana, la forza della mano artistica di Safet Zec suggerisce di andare oltre le impressioni emotive (spesso motivo di polemica sulla questione della migrazione di massa) per capire la condizione interiore di chi affronta – a piedi o in barca – l’esodo da guerre e dalla negazione dei diritti umani.

La mostra Exodus, un tributo dell’arte visiva alla dignità degli uomini e delle donne alla ricerca della “terra promessa”, si unirà alla meditazione musicale per portare all’attenzione di un pubblico più vasto la campagna “Stop Tratta” nella quale Missioni Don Bosco è impegnato da settembre 2015 insieme con il VIS – Volontariato internazionale per lo Sviluppo.

Missioni Don Bosco ha creduto fortemente nella realizzazione del progetto Exodus a Torino, presentato e promosso da “Amici” (Associazione Milanese Incontro Cultura e Immagine): per l’adesione ai valori e ai temi che sostiene e che promuove in particolare attraverso la campagna Stop Tratta. Avviata nel 2015 con il VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, per combattere lo human trafficking nell’Africa subsahariana attraverso campagne di informazione e attività di formazione, Stop Tratta ha come obiettivo principale quello di fornire un’alternativa alla migrazione e alle morti che ne derivano.
Nel ciclo pittorico Exodus, esposto nella Basilica di Maria Ausiliatrice, Safet Zec affronta attraverso temi figurativi resi con straordinaria potenza espressiva, proprio il dramma di quell’esodo inarrestabile che caratterizza il contesto geopolitico mondiale della nostra epoca, richiamando, attraverso grandi teleri, la dimensione biblica di un fenomeno che coinvolge quotidianamente migliaia di vite umane. Portatore di un dolore profondo e radicato, che nelle sue opere raggiunge vette di grandissima forza emotiva, Zec scuote lo spettatore e lo conduce a riflettere sull’assurdità delle sofferenze, dei traumi fisici e psicologici, ma anche sociali, che intere popolazioni sono costrette a subire.

Dolore, sradicamento, abbandono, perdita della propria identità, ma anche accoglienza e speranza in un futuro migliore sono solo alcune delle sensazioni che suscitano e trasmettono in maniera vibrante le opere di Safet Zec che trovano, infatti, la loro ideale collocazione nella basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco, il luogo dove Don Bosco, a metà Ottocento, accoglieva i ragazzi più vulnerabili e emarginati.  Safet Zec denuncia la tragedia etica e sociale della migrazione e ne evidenzia con grande pathos la violenza, restituendo enorme dignità a quella che spesso viene percepita come una massa numerica indistinta e mettendo in luce l’umanità e la singolarità di ciascuna persona coinvolta nel fenomeno migratorio. Exodus pone insomma lo spettatore di fronte a un’evidenza drammatica e spesso dimenticata da cui Missioni Don Bosco e VIS sono partiti per avviare Stop Tratta: “Qui si Tratta di essere/i umani, il focus della campagna avviata nei Paesi dell’Africa subsahariana proprio per contrastare il traffico di esseri umani attraverso la sensibilizzazione e l’informazione ai potenziali migranti sui rischi di sfruttamento, violenza e morte che li attendono sulle rotte verso l’Europa. Affinché il diritto alla migrazione sia esercitato come scelta consapevole, in modo da offrire un’alternativa a quell’esodo che spesso per molti rappresenta l’unica possibilità ma spesso altro non è che una condanna a morte.

 


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