Unicef, prima infanzia: nel mondo in 85 milioni senza politiche adeguate

Pubblicato il: 22/09/2017

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Solo 15 paesi nel mondo, tra cui l’Italia,hanno almeno tre politiche nazionali di base che aiutano a garantire ai genitori il tempo e le risorse di cui hanno bisogno per supportare un sano sviluppo del cervello dei propri bambini. Mentre in altri 32 paesi, in cui vive un bambino su otto di tutti i bambini del mondo con meno di 5 anni, non hanno nessuna di queste politiche. E’ quanto afferma il rapporto “Early Moments Matter for Every Child” dell’Unicef, secondo cui garantire due anni di istruzione prescolare gratuiti, il congedo per allattamento pagato per i primi sei mesi di vita del bambino, 6 mesi di maternita’ e un mese di paternita’ retribuiti contribuiscono a gettare le basi per uno sviluppo ottimale della prima infanzia. Tuttavia, sono pochi i paesi che garantiscono le tre diverse politiche e sono Bielorussia, Bulgaria, Cuba, Francia, Ungheria, Italia, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Federazione Russa, San Marino, Svezia, Turkmenistan e Ucraina. Al contempo, 85 milioni di bambini sotto i 5 anni crescono in paesi in cui non e’ presente nessuna delle tre politiche e “sorprendentemente – spiega il rapporto – il 40 per cento di questi bambini vive in soli due paesi: Bangladesh e Stati uniti”. Il rapporto sottolinea inoltre che milioni di bambini sotto i 5 anni passano i loro anni formativi in ambienti non sicuri e non stimolanti: sono circa 75 milioni, infatti, i bambini sotto i 5 anni che vivono in aree colpite da conflitti, a livello globale, inoltre, la scarsa nutrizione, gli ambienti non salutari e le malattie hanno contribuito all’arresto della crescita di 155 milioni di bambini sotto i 5 anni, privando i loro corpi e il loro cervello della possibilita’ di svilupparsi e raggiungere il loro pieno potenziale. Un quarto di tutti i bambini tra i 2 e i 4 anni in 64 paesi non partecipa ad attivita’ fondamentali per lo sviluppo celebrale come giochi, canti e lettura, mentre altri 300 milioni di bambini in tutto il mondo vivono in zone dove l’aria e’ tossica e diverse ricerche mostrano che in questo modo lo sviluppo celebrale di un bambino puo’ essere danneggiato. “Se non investiamo adesso nei bambini e nelle famiglie piu’ vulnerabili – spiega Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef -, continueremo a perpetrare i cicli intergenerazionali di svantaggio e diseguaglianza. Vita dopo vita, opportunita’ mancate su opportunita’ mancate, stiamo ampliando la distanza tra ricchi e poveri e minando, nel lungo periodo, la nostra forza e stabilita'”. Secondo il rapporto, inoltre, i governi nel mondo generalmente spendono anche meno del 2 per cento dei loro fondi per l’istruzione in programmi per la prima infanzia. “Investire oggi nei primi anni dei bambini favorisce nel futuro significativi traguardi a livello economico – spiega il rapporto -. Ogni dollaro investito in programmi per il supporto dell’allattamento generano un ritorno di 35 dollari e ogni dollaro investito nelle cure e nell’istruzione per la prima infanzia e per i bambini piu’ svantaggiati puo’ dare un ritorno economico fino a 17 dollari”. A governi e privati, il rapporto chiede di supportare politiche nazionali di base per supportare lo sviluppo della prima infanzia, politiche che devono comprendere sia investimenti e l’ampliamento di servizi per lo sviluppo della prima infanzia a casa, scuola, nelle comunita’ e strutture sanitarie; decisioni che sappiano rendere una priorita’ nazionale politiche per la famiglia, dare ai genitori che lavorano il tempo e le risorse necessari per supportare lo sviluppo celebrale dei bambini e raccogliere dati sullo sviluppo della prima infanzia e i progressi nel raggiungimento dei bambini e delle famiglie piu’ vulnerabili. “Politiche che supportano lo sviluppo della prima infanzia rappresentano degli investimenti fondamentali per lo sviluppo dei nostri bambini – ha dichiarato Lake -, di tutti i cittadini e della forza lavoro di domani e letteralmente del futuro del mondo”. (Redattore sociale)


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